• Stefano Squitieri

Dant-accio: recensione del film di Pupi Avati.

Aggiornamento: 28 ott

Per quanto il suffisso "-accio" in lingua italiana denoti una connotazione dispregiativa, in parte, nel mio caso, presenta qualcosa di positivo.

Pupi Avati
Pupi Avati (regista)

Di negativo, c'è sicuramente che il Dante del regista Avati (autore degli amabili "Regalo di Natale" e "Rivincita di Natale") è un personaggio non riuscito. Non trasmette calore, affetto, empatia.

Credo manchino gli elementi che hanno contraddistinto la vita e l'opera di Dante: passione e poesia.



Alessandro Sperduti è totalmente ecclissato da un superlativo Sergio Castellitto nei panni di Boccaccio. Ed è questa, senza dubbio, la parte positiva del Dant-accio a cui faccio riferimento in apertura: un'interpretazione magistrale del personaggio.

Alessandro Sperduti (Dante)
Alessandro Sperduti (Dante)

Regista e attore sono stati in grado di far trasparire tutto l'amore e la devozione che Giovanni Boccaccio nutriva per il Sommo Poeta e che il prosatore di Certaldo ha trasmesso ai posteri.

Sergio Castellitto (Boccaccio)
Sergio Castellitto (Boccaccio)




Ma, data l'attenta lettura del "Trattatello in laude di Dante" a opera del regista, dato il romanzo "L'alta fantasia, il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante" scritto da quest'ultimo, avrei confermato lo stesso titolo anche alla trasposizione cinematografica. Il titolo "Dante" è fuorviante, al limite della trovata commerciale. E' un film che ti lascia un fervido ricordo e una chiara immagine del Boccaccio, ma non si può dire lo stesso di Dante.

Da salvare senz'altro l'intepretazione di Romano Reggiani (Guido Cavalcanti) e Alessandro Haber (Abate di Vallombrosa).

Dante e Beatrice (Carlotta Gamba) sembrano essere due personaggi anonimi, freddi. La figura angelica viene tramutata in figura enigmatica.

Carlotta Gamba (Beatrice)
Carlotta Gamba (Beatrice)

L'umanità di Dante viene resa attraverso una defecatio in Arno prima della battaglia di Campaldino e un p*ttantour post-bellum con l'amico Guido.

Cosa c'è di poetico? Niente.

A mio avviso, due scene molto dissacranti. Credo non ci sia nulla d'autore.

Artribune titola: "Il vero Dante Alighieri è quello di Pupi Avati". (link)

Di fronte a tale proclamo, inorridendo aborro.

Di positivo: i costumi, le luci, i colori, l'aria medievale; per quanto l'Italia, da questo punto di vista, è un fantastico teatro in cui recitare. Sulla scenografia trovo corretto che la Firenze del Boccaccio sia semi-vuota a causa della peste del 1348, ma trovo ingiusitifato che altrettanto vuota e povera di comparse/figurazioni appaia quella in subbuglio del priorato dantesco nel 1300.

Credo che quando si impugni un personaggio monumentale come Dante Alighieri bisogna muoversi con estrema cautela, specialmente in ambito di casting e sceneggiatura. Un chiaro esempio è "Il giovane favoloso" di Mario Martone del 2014, biopic su un più difficile, a mio avviso, Giacomo Leopardi.


GIUDIZIO: 5/10














Videorecensione: https://www.youtube.com/watch?v=91FmVMcUrn0

IG Reel-Review: https://www.instagram.com/reel/CkLSWCCD8Gl/

93 visualizzazioni0 commenti